mercoledì

Storia di sfiga e di ossessione

(14 maggio 2007)



È maggio. Almeno, dicono.
Un anno fa ho dato il primo bacio a Viola. Ora mi ha mollato.
Scaricato, buttato via, licenziato, allontanato, abbandonato, deposto, dimesso, ripudiato. Dite come volete. Insomma, quella cosa lì.
È maggio e scrivo queste cose per non impazzire. O meglio, so che impazzirò lo stesso, ma in questo modo forse ci metto un po’ di più.
Poi, non è neanche esatto dire che mi abbia mollato, con tutti i sinonimi del caso.
Con lei, niente è successo come succedono di solito le cose fra due che stanno insieme. Infatti, non si può nemmeno dire che siamo stati insieme. Abbiamo fatto l’amore, siamo stati ore a parlare, a camminare, per un anno ci siamo telefonati praticamente tutti i giorni, abbiamo perfino bevuto del tè insieme, nel suo ufficio, in orario di lavoro, ma non siamo stati insieme.
Non ci sono state dichiarazioni d’amore.
Non ci sono state sere al ristorante, al cinema, in discoteca.
Non l’ho presentata ai miei amici.
Non abbiamo litigato davanti alle vetrine del centro.
Lei, come un fantasma che vedevo solo io vicino a me. Io, come un fantasma che vedeva solo lei, vicino a lei.
Lasciate che vi dica una cosa di Viola.
Che c’era qualcosa che non andava, tra noi, che il sentimento che provava non era quello che lei intendeva per “amore”, me lo ha detto un sabato pomeriggio, nel mio letto, nuda, con una bella chiazza del mio sperma sul suo ventre.
Giuro. Niente scherzi.
Io le avevo solo chiesto se aveva mai detto “Ti amo” a qualcuno. Così, per chiedere, non c’era nessun secondo fine. No, non è quello che pensate voi. Non volevo farla arrivare in un modo patetico e deplorevole a dirlo a me, quel “Ti amo”. Sai cosa me ne fregava. Eppoi, sapevo che non me lo avrebbe mai detto, lì, così. Troppo scontato, prevedibile. Sapevo perfettamente che se lei me lo avesse mai voluto dire, sarebbe stato tipo in coda a pagare una bolletta, o in macchina al semaforo. In ultimo, non volevo parlare di cose serie. Se sei a letto tutto nudo, sudato e felice, con lei, l’ultima cosa al mondo che ti va di fare è di parlare di cose serie.
Beh, ogni amore ha le sue regole e quello con Viola ha questa : se siete a letto nudi e lei ha una chiazza del tuo sperma sul suo ventre, non osare mai chiederle se ha mai detto “Ti amo” a qualcuno. Non farlo. Chiedile quello che vuoi, ma non quello. La situazione ti sfuggirà di mano.
E infatti.
Sabato pomeriggio. Interno camera, luci soffuse dalle imposte socchiuse. Rumore di pioggia all’esterno.
“Tu”.
“Io”.
“Tu : hai mai detto “Ti amo” a qualcuno ?”
Ahia.
“Sì, una volta. Ma non lo provavo. Era l’atmosfera, sai. Io e lui soli, sotto le stelle. È facile dire “ti amo” lì. Non è lì che lo capisci. L’atmosfera ti imbroglia, ti frega. Capisci che lo senti davvero quando proprio non è l’atmosfera, quando sei per strada, quando nessuno se lo aspetterebbe”.
(è una sensazione che conosco. Lei che dice delle cose che io penso da anni ma che, per un motivo o per l’altro, non avevo mai detto a nessuno. È un anno che si ripete, ma mi stupisco ogni volta. A volte invece sono io che dico delle cose che lei eccetera. Poi, se succede a letto, nudi con quel che segue, fa ancora più effetto. Non lo fai apposta, ma incominci a pensare cose come questa-è-la-donna-giusta-per-me, finalmente-ti-ho-trovata, ma-dove-ti-eri-nascosta. Quelle cose lì. Bravo bravo. Pensa).
“Quindi si può dire che tu non l’abbia mai detto”.
“Si può dire così”.
“Quindi si può dire che tu non l’abbia mai provato”.
“Si può dire così”.
Gocce che cadono sul giardino. Aria che sibila entrando e uscendo dal suo naso.
Ahia.
Ma perché, come tutte le persone sane di mente, non le ho chiesto una cosa tipo “Ti è piaciuto cara ?”. No : lui deve sempre distinguersi.
“È che mi manca sempre qualcosa, non riesco mai a dire di aver trovato quello che cerco. Quello che ho da una parte, non lo trovo nell’altra, e viceversa”.
Una cosa che non vi ho detto di Viola. Lei ha un ragazzo. Da un anno, circa. Un dettaglio da niente. Da un anno circa viene con me, fa tutte le cose che farebbero due che sono insieme, ma ha un ragazzo. Lui non ne sa niente, figuriamoci. Comunque le cose stanno così.
“Quello che ho da una parte, non lo trovo nell’altra, e viceversa”.
Non chiederglielo. Non chiederglielo. Non chiederglielo. NON CHIEDERGLIELO.
“E in me cos’è che ti manca ?”
Ecco, gliel’ha chiesto.
Il solito pirla.
Non riesce mica a tenere quella boccaccia chiusa.
Se l’avesse tenuta chiusa tutte le volte che avrebbe dovuto, adesso sarebbe proprietario di una catena di ristoranti, avrebbe una fidanzata top-model e una Lamborghini in garage.
Lei ha risposto, almeno ?
No, non l’ha detto. Non è tipa da dirtele, queste cose. Devi capirtele da solo.
Altre gocce sul giardino. Voglia di essere qualcun altro. Qualsiasi altro. Ma non io. Non lì.
Odio. Odio dentro amore. Odio dentro amore dentro odio. Odio dentro amore dentro odio dentro amore.
Lei nuda tra le mie braccia. Il suo odore confuso al mio. Quando qualcuno ti dice che non ti ama ed è nudo vicino a te, non sai mai se credergli. Facile che ti fai un po’ fregare dalle apparenze. Che sciocco, pensare che sia attratta da te, che ti voglia bene, che stia bene con te solo perché è un anno che andate a letto insieme e adesso lo avete appena fatto. Che illuso, pensa te. Sì, ti fai un po’ abbindolare dalla situazione. Ti dici “Ma no, come è possibile, è qui con me, abbiamo ancora il fiatone dal sesso appena fatto, lei è venuta, io sono venuto, non può essere”.
Invece.
Dopo un anno di giochi, passione, discorsi, canzoni, fiori lasciati sulle sua macchina, biglietti nascosti, profumo, sesso di nascosto, abbracci nei prati sotto le stelle, sul mio letto, col ventre bagnato, Viola che mi dice che non sa, che le manca qualcosa, e io che penso a un sacco di cose, a se lei farà in tempo a pulirsi prima di andare dal suo ragazzo, fra poco, al mio braccio che si sta informicolando sotto il suo collo, a se dovremmo anche noi, come tutti quelli che si lasciano, incominciare a restituirci le cose che ci siamo prestati, libri, cd, a quei film sui viaggi nel tempo, a se c’era un fondo di verità o se era tutta fantasia, perché se c’era un fondo di verità, forse, forse faccio in modo di tornare indietro e non chiederle niente, forse ce la faccio a deviare la conversazione di modo che diventi una normale conversazione tra due persone adulte e vaccinate, È stato molto bello, Ti prendo da bere, cara ? Sei molto focosa, quando vuoi, etc.
Poi penso al fatto che è maggio e piove, a lei che è così bella e al fatto che adesso se ne andrà e sicuramente non mi sarà mai sembrata così bella.
Al fatto che la vedrò andare via sotto la pioggia.
A questo, soprattutto, penso.
Che andrà via sotto la pioggia.
Dovrebbero proibirle, certe cose. Con una legge, un qualche editto speciale, che ne so.
Vietato dire a un ragazzo che non lo ami, se hai addosso del suo sperma.
Vietato tornare di corsa dal tuo ragazzo ufficiale che ti aspetta, se addosso hai ancora sempre la medesima sostanza organica di cui sopra.
Ma soprattutto.
Vietato lasciarsi, se piove.
Lei, senza ombrello, di corsa sotto la pioggia.
Ecco com’è andata.

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