[continua...]
3. DIFFERENZA DI REAZIONI A UNA SITUAZIONE DI RESPINTA
Noi, essendo molto più abituati a scacchi del genere, avendo convissuto non con singole carte ma con interi mazzi di due di picche praticamente dalle elementari, sappiamo farcene una ragione; o meglio: sappiamo passare in fretta a un’altra preda, sganciamo in tutta tranquillità un paio di appellativi liberatori (“Stronza”, a volte, anche se funziona molto di più il caro vecchio “Quella troia”) (che non ha mai capito perché: che se una è troia, non avrebbe così tante diofficoltà ad elargire un po’ della sua intimità anche a noi, giusto?) (la verità è che l’aggettivo “troia” si addice sempre meglio a quelle che non la danno via facilmente).
Dicevo, etichettiamo rapidamente la nostra ex-preda e via, morto un papa eccetera.
Loro, loro le donne: no: se un maschio le si rifiuta, loro non ci vogliono credere. Senza arrivare alla disonestà intellettuale di pensare che sia un gay, loro pensano che comunque lui abbia dei problemi. Ma sì, non vuole starci perché ha qualche difficoltà nel rapporto con le donne. Di sicuro avrà una madre arpia. Oppure è molto molto molto molto timido. Vorrebbe, insomma, ma deve essere più incentivato.
Insomma, è lui che non è del tutto normale.
Alcune proprio si incazzano. Iniziano a risponderti male. A mettere delle strane voci in giro. Per questo è sempre meglio acconsentire, anche se proprio lei non piace, tirare un bel respiro e farsela lo stesso. Una donna incazzata perché respinta può essere molto pericolosa.
L’ipotesi che lei a lui non piaccia non sembra passare nemmeno all’orizzonte.
Siamo troppo diversi.
Noi maschi siamo più allenati, è dai tempi degli album da colorare che dobbiamo quotidianamente affrontare situazioni del genere. Ormai la prendiamo sportivamente. Anzi, a dirla tutta, ci sembra perfino più strano che una donna ci stia. È lì che siamo colti di sorpresa per davvero. Infatti, il più delle volte, quando diciamo a una ragazza “Allora ti chiamo e poi usciamo insieme” e lei dice “Sì, va bene”, non ci pare di aver sentito bene, facciamo un rapido rewind mentale, controlliamo e poi, prima di congedarci chiediamo conferma: “Guarda che ti chiamo allora eh?”.
Più o meno è già lì che una ragazza si chiede se ha fatto bene a lasciare il suo numero.
Non è infatti un caso che, nove volte su dieci, siano loro a chiedere il nostro. Della serie: le faremo sapere.
Loro, quella strana sensazione di aver problemi all’udito, quel chiedersi se hanno sentito bene, ce l’hanno nel caso sentano le parole “Sai, non sei il mio tipo”, “Per ora preferisco stare da solo”, “No guarda...”
Apriamo parentesi: è anche vero che tali parole escono moooooolto difficilmente alla bocca di un maschio. Non nel senso che è poi così difficile che egli si rifiuti, ma nel senso che noi maschi, come dire, abbiamo una certa difficoltà a pronunciare parole che facciano capire troppo chiaramente la nostra (momentanea, perché è sempre solo momentanea) poca disposizione. Non lo so perché succede. Forse non vogliamo ferire. Forse ci pare brutto essere invitati a una festa e dire No grazie, ho di meglio da fare.
(la verità è che sì, lo so: una ragazza che ci sta è sempre molto utile. Credetemi. Magari ora come ora dite di no, storcete il naso, ma arriva sempre quel periodo di fame e di noia e solitudine in cui anche un buco sul muro va bene. Per questo tendiamo a non mettere troppe croci in giro. Sappiamo benissimo che una donna rifiutata adesso è rifiutata per sempre).
Andiamo avanti.
4. QUANDO VIENE UN UOMO, QUANDO VIENE UNA DONNA
Eh già. Qui siamo su un terreno particolarmente difficile. Qui si parla non di differenze, ma di veri e propri antipodi, ma cosa dico antipodi, pianeti lontani, universi sconosciuti. Il succo del discorso è sintetizzabile in un concetto molto ma molto semplice, elaborato chissà da quale patologo del sesso (sicuramente una patologa): il concetto di eiaculazione precoce.
Ora: precoce per chi?
Avete mai sentito dire un uomo “Ah che sfiga, sto avendo un orgasmo, oh no come sono disperato”?!?
Neanch’io.
È evidente qui che l’idea di precocità è in tutto e per tutto determinata da una certa prospettiva, da un punto di vista ben definito, che a quanto pare sembra essere l’unità di misura di ogni rapporto sessuale, ovvero: quanto gode la donna.
La domanda giusta non è però: quanto gode la donna, ma: quando gode la donna?
La complessità del mondo femminile sembra essere tutta riassunta in quel momento rivelativo, lì nell’alcova, in quell’attimo che sembra non arrivare mai, laddove si rende definitivamente chiaro e incontestabile che non ci capiremo mai niente.
Primo, perché – e tutti i maschi uniti in qualche relazione duratura possono testimoniarlo – vige un po’ per tutte la regola del “Quel che mi ha fatto godere ieri, non è detto anzi è piuttosto improbabile che mi farà godere oggi”. È pazzesco quanta fame abbiano di essere continuamente sorprese, stupite, di quanto desiderio abbiano di vedere ribaltate le loro aspettative. Magari, sì, ognuna ha i suoi punti deboli, che come le stelle fisse rappresentano un po’ una sicurezza per il viaggiatore disorientato, nel senso che quando le reazioni di piacere cominciano a scarseggiare sul serio – e non sia mai! – ci si può rifugiare in un paio, forse tre cittadine del suo corpo che lei col tempo ci ha fatto preventivamente visitare.
Quel punto lì appena sotto la nuca, quella piega proprio subito sopra il suo sedere... insomma ogni donna ne ha qualcuna.
Però il fatto è che non puoi fermarti troppo lì senza uscire allo scoperto, senza esplorare tutto il continente, questo è ovvio. Allora provi un po’ di qua, un po’ di là, la baci sul ginocchio, in mezzo al seno, vai a tentoni. Il succo è che, è strano, ma una mossa che magari ieri ti ha fruttato un bel ooooh sincero di piacere con il quale hai dato “il La” a un’infuocata fusione dei corpi, oggi non desta nemmeno un piccolo sussulto, e forse anche lei si aspettava che qualcosa facesse, e invece niente, e allora via, ogni giorno cercare nuovi punti e, soprattutto, nuove situazioni, nuovi modi di prenderla.
In sintesi, una faticaccia.
Poi magari sei lì distratto ti sposti un attimo perché sei scomodo e tac, le viene un orgasmo da paura che dopo ti chiede anche come hai fatto, dove l’hai imparata quella mossa.
Nove ragazzi su dieci dicono “Era da un po’ che volevo provarla”.
Bugiardi fino all’osso.
La verità è che noialtri si sta lì a sgobbare un bel po’ ed è un casino, perché stiamo facendo l’amore con un essere umano che, nel frattempo, proprio nello stesso momento, sta pensando a se ha lasciata pulita la scrivania in ufficio, se per caso quella sua amica non ci stava provando con te quando ti ha chiesto di consigliarle il lettore mp3 da comprare, se tu stesso non intendessi dire qualcosa di particolare quando prima hai detto “Stai bene con quel vestito, ma, sai, ti preferisco senza”, oddio, forse il vestito fa schifo e non me ne accorgo?.
Mentre lei è lì con te e tu sei tutto preso e giù quasi sudato lei sta sperando che tu non le metta la mano sopra il fianco destro dove la smagliatura di grasso potrebbe essere percepibile al tatto; sta pensando a se mettere o no un po’ di dado nella salsa che ha sul fuoco, e si sta chiedendo se dovrebbe bere più acqua che ha sentito che con un paio di litri al giorno si bruciano i grassi senza far fatica.
Come si fa a far godere una persona in queste condizioni?
Non lo sa nessuno, questo è il problema.
Che goda l’uomo, invece, sembra essere qualcosa di scontato. Come se non ci fosse nemmeno il bisogno di lavorarci troppo dietro, anzi: è pericoloso stimolarlo troppo, che altrimenti diminuiamo ancora di più i suoi tempi.
Non sia mai.
Anche il concetto di durata, da chi cavolo credete che sia stato inventato? Da un maschio? Tsè.
Lui verrebbe quasi subito, ma non può. Lei viene, non viene, forse sta per, ci vuole ancora un po’, cambiamo posizione, prova a dirmi quelle cose un po’ sporche... insomma non si capisce niente. Siamo troppo diversi.
[continua...]
martedì
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