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giovedì

Approcci





















Qui di seguito, riportati fedelmente una lista dei migliori approcci che ho avuto nell’ultimo periodo (si prega di non soffermarsi più di tanto sulle discutibili tecniche utilizzate: l’esaperazione dopo anni di insucccessi può infatti indurre un maschio medio di sana e robusta costituzione e di discreta intelligenza a trovarsi in fasi di totale negazione della propria fantasia e creatività):

LA LOGORROICA
io – ciao
lei - ...
io – so che non è proprio il massimo venire qui e dire ciao, così, a una persona che non conosci, ma è più o meno da quando sei entrata nel locale che ho voglia di venire a parlarti...
lei - ...
io – Io mi chiamo Enrico e tu?
Lei - ...
Io – Sai, di solito non sono così coraggioso da farmi avanti con una ragazza. Tu di solito come reagisci quando qualcuno ti si presenta?
Lei - ...
Io – Ehm... mi pare di capire che la mia presenza non è molto gradita, quindi, ok, come non detto, fai finta di non avermi mai visto, io non sono qui adesso, ok?
Lei - ...
Io – Sssssì. Va bene. Tanti saluti. Grazie per questa piacevole conversazione.
Il dubbio che ovviamente sale subito alla mente è quello di stare approcciando una persona con gravi disfunzioni all’apparato uditivo e a quello vocale. Fortunatamente, dato che conosco alcuni rudimenti del linguaggio dei segni, dopo aver detto, nel linguaggio gestuale, “Vorrei sfondarti il culo sulla carrozza del bruco-mela al Luna park” (è la prima cosa che ti insegnano a dire, al corso di lingua dei segni) e non aver visto ancora alcuna sensibile reazione, posso dire con certezza che la ragazza non è sordomuta.
Tutto per poi constatare, quarto d’ora dopo quarto d’ora, che la misteriosa lei rimane per tutta la sera nella stessa posizione, con la sua amica, mouvendo appena le labbra ogni tanto, non parlando con nessun altro.

LA RAFFINATA(The class is not water)
A una ragazza molto fine, sempre vestita elegante, con un viso dolce tipo Scarlett Johanssonn:
Io – Senti, diciamo che ti trovi in un locale, e un tizio che è da qualche mese che ti nota ti si avvicina e ti chiede come ti chiami eccetera eccetera, insomma diciamo pure che ci sta un po’ provando, tu che fai?
Lei – LO MANDO A CAGARE
Io – ah.

LA CRITICA MUSICALE
Io – E che musica ascolti, tipo quando sei in macchina?
Lei – Ah, a me piace un po’ ogni genere di musica, guarda, ascolto Tiziano ferro, i Gemelli Diversi, Nek, Laura pausini, Robbie Williams, e poi credo che la musica sia la cosa più bella del mondo, credo che morirei senza i miei cd di Gigi d’Alessio e poi...
Io – Scusa un attimo, mi sembra che mi stiano chiamando da laggiù...
Lei – Laggiù dove, non vedo nessuno...
Io – Eh, laggiù, laggiù, lontano...

L'INTELLETTUALE IMPEGNATA
Io – L’ultimo libro che hai letto?
Lei – Memorie di un’ereditiera
Io – Dal titolo sembra interessante. Chi l’ha scritto?
Lei – Paris Hilton
Io - Scusa un attimo, mi sembra che mi stiano chiamando da laggiù...

L’AAA (Attenta Ascoltatrice Altruista)
Io – E quindi lavori come commessa, ti interessi di manicure, fai un corso di yoga, ti piace la pizza con le verdure, hai una Lancia y, parli un po’ di francese...
Lei – sì ma adesso parliamo un po’ di te, sono stufa di parlare di me
Io – Bè, io mi chiamo Enrico e...
Lei – Ah, sì, non ti ho neanche detto della mia collezione di dvd di Ally Mc Beal, li ho tutti, dalla prima all’ultima puntata, li avrò visti un centinaio di migliaia di volte. Ma comunaque, sì, voglio anche sapere qualcosa di te, insomma. Mi dicevi?
Io – Sì, mi chiamo Enrico, lavoro come...
Lei – E poi, a proposito di dvd, ho anche tutta la serie completa di E.R. medici in prima linea, anche quella l’ho vista un casino di volte, senza contare tutti gli altri dvd sparsi di Friends, Una mamma per amica, O.C.... a te che programmi piacciono invece? Ehi? Ma dove sei? Federico? Dove sei andato Federico?

LA NINFOMANE
Vestita come una zoccola, si aggira per la discoteca sculettando a destra e a sinistra e strusciandosi su ogni palo metallico e non, manco facesse la lapdance. Poi, per una fortunata congiunzione astrale, me la ritrovo all’uscita che le sue amiche se ne sono andate tutte vie e che sta chiamando l’892424 per un taxi.
Allora Dio esiste.
Io – Ehi, se vuoi un passaggio, e se il tuo indirizzo è all’interno dei confini italiani, posso darti uno strappo.
Lei – Magari! Mi salveresti la vita! Non c’è uno straccio di taxi libero prima di un’ora!
Anche la Madonna, mi sa.
Io – è la prima volta che ti vedo qui a ballare.
Lei – già. Tu ci vieni spesso?
Io – Bè, dipende.
Lei – Da cosa?
Io – Se so che ci verrai ancora, allora sì
Lei – Tu sì che sai trattare le ragazze...
A questo punto anche tutti gli altri Santi, direi.
Lei – Sai, ti avevo notato, in discoteca...
Io – Ma dài
Lei – sì, e sono contenta che mi abbia chiesto di accompagnarmi.
Domani devo ricordarmi di andare ad accendere un cero in chiesa.
Lei – Ecco, abito proprio in fondo alla strada. Sempre dritto.
Io mi fermo davanti a casa sua, o meglio, mi sto fermando, già pregustando i momenti erotici che il cielo mi sta per donare con questo esemplare (s)vestito di donna, e lei, con la macchina praticamente ancora in corsa, scende al volo, salutandomi con un “ciao, notte, chiamami”.
Ovviamente, senza avermi lasciato numero di telefono.

La “SOFFERTA” (con l’apostrofo: S’OFFERTA)
Mi guarda da più di mezz’ora. Ogni tanto mi giro di scatto e lei è lì che mi sta squadrando. A un certo punto le parte anche un sorriso.
Praticamente un rigore a porta vuota.
Le faccio portare da bere.
Ringrazia con un cenno. Mi fa segno di avvicinarmi. Iniziamo a parlare.
Gentile, accogliente, disponibile. Parliamo un bel po’.
Diciamo che l’arbitro sta per fischiare, ok, che io sto per prendere la rincorsa, ok, il pubblico fa anche finta di essere emozionato, ma alla fine è un rigore senza portiere, e che cavolo. Solo un impedito totale lo sbaglierebbe.
L’unica cosa che un po’ mi lascia perplesso è il fatto che continua a ordinare da bere: dopo un’ora di dialogo serrato che passa dai romanzi di Bataille agli usi alternativi degli attrezzi da cucina, sarà già il quinto giro di havana cola per due.
Con i prezzi di questo locale vuole dire un centone come niente.
Tanto mica avrà pensato che li paghi tutti io, no?
Farò lo splendido, pagherò un paio di giri, il resti fifty-fifty. Mi sembra più che ragionevole. Mi costerà un po’, ma alla fine il premio è assicurato.
Fra parentesi, non credevo che fossero particolarmente efficiente le clips da insalata, per certe cose.
Lei – Ma mica devi metterli dalla parte del cucchiaio o della forchetta.
Io – Ah. Giusto. Infatti.
Premesse positive del genere le ricordavo solo in un sogno erotico fatto in terza media con protagoniste Tamara e Sabrina, le due gemelle fornitrici ufficiali del mio materiale masturbativo da un paio di lustri a questa parte.
Io – Però, ti piace l’havana.
Lei – Sì, dài, non c’è male.
Altro giro. La testa comincia un po’ a disperdersi. Io penso che, ma sì, tanto anche da ubriachi, non sarà mica difficile centrare lo specchio della porta, no? Non devo neanche tirare forte.
Quando il cameriere porta i due bicchieri, io guardo il mio come se fosse un veleno schifoso, o una di quelle medicine dal sapore metallico che ci davano da bambini.
Lei se lo spara giù in due sorsi.
Poi, approfittando dei miei sensi allentati, nel tempo record di due secondi, si alza, mi saluta e se ne va.
Non è poi impossibile sparare in curva un rigore a porta vuota, insomma.
L’alcol mi impedisce di percepire all’istante la fregatura, ma a questo ci pensa la sagoma del cameriere che mi porge uno scontrino che porta in fondo impressa la cifra decisamente umoristica di 140 euro, totale dei 6 giri a testa più delle due cose che ha bevuto lei prima che arrivasse il sottoscritto benefattore.

[to be continued...]

martedì

Altre Differenze fra i due sessi

[continua...]


3. DIFFERENZA DI REAZIONI A UNA SITUAZIONE DI RESPINTA

Noi, essendo molto più abituati a scacchi del genere, avendo convissuto non con singole carte ma con interi mazzi di due di picche praticamente dalle elementari, sappiamo farcene una ragione; o meglio: sappiamo passare in fretta a un’altra preda, sganciamo in tutta tranquillità un paio di appellativi liberatori (“Stronza”, a volte, anche se funziona molto di più il caro vecchio “Quella troia”) (che non ha mai capito perché: che se una è troia, non avrebbe così tante diofficoltà ad elargire un po’ della sua intimità anche a noi, giusto?) (la verità è che l’aggettivo “troia” si addice sempre meglio a quelle che non la danno via facilmente).
Dicevo, etichettiamo rapidamente la nostra ex-preda e via, morto un papa eccetera.
Loro, loro le donne: no: se un maschio le si rifiuta, loro non ci vogliono credere. Senza arrivare alla disonestà intellettuale di pensare che sia un gay, loro pensano che comunque lui abbia dei problemi. Ma sì, non vuole starci perché ha qualche difficoltà nel rapporto con le donne. Di sicuro avrà una madre arpia. Oppure è molto molto molto molto timido. Vorrebbe, insomma, ma deve essere più incentivato.
Insomma, è lui che non è del tutto normale.
Alcune proprio si incazzano. Iniziano a risponderti male. A mettere delle strane voci in giro. Per questo è sempre meglio acconsentire, anche se proprio lei non piace, tirare un bel respiro e farsela lo stesso. Una donna incazzata perché respinta può essere molto pericolosa.
L’ipotesi che lei a lui non piaccia non sembra passare nemmeno all’orizzonte.
Siamo troppo diversi.
Noi maschi siamo più allenati, è dai tempi degli album da colorare che dobbiamo quotidianamente affrontare situazioni del genere. Ormai la prendiamo sportivamente. Anzi, a dirla tutta, ci sembra perfino più strano che una donna ci stia. È lì che siamo colti di sorpresa per davvero. Infatti, il più delle volte, quando diciamo a una ragazza “Allora ti chiamo e poi usciamo insieme” e lei dice “Sì, va bene”, non ci pare di aver sentito bene, facciamo un rapido rewind mentale, controlliamo e poi, prima di congedarci chiediamo conferma: “Guarda che ti chiamo allora eh?”.
Più o meno è già lì che una ragazza si chiede se ha fatto bene a lasciare il suo numero.
Non è infatti un caso che, nove volte su dieci, siano loro a chiedere il nostro. Della serie: le faremo sapere.
Loro, quella strana sensazione di aver problemi all’udito, quel chiedersi se hanno sentito bene, ce l’hanno nel caso sentano le parole “Sai, non sei il mio tipo”, “Per ora preferisco stare da solo”, “No guarda...”
Apriamo parentesi: è anche vero che tali parole escono moooooolto difficilmente alla bocca di un maschio. Non nel senso che è poi così difficile che egli si rifiuti, ma nel senso che noi maschi, come dire, abbiamo una certa difficoltà a pronunciare parole che facciano capire troppo chiaramente la nostra (momentanea, perché è sempre solo momentanea) poca disposizione. Non lo so perché succede. Forse non vogliamo ferire. Forse ci pare brutto essere invitati a una festa e dire No grazie, ho di meglio da fare.
(la verità è che sì, lo so: una ragazza che ci sta è sempre molto utile. Credetemi. Magari ora come ora dite di no, storcete il naso, ma arriva sempre quel periodo di fame e di noia e solitudine in cui anche un buco sul muro va bene. Per questo tendiamo a non mettere troppe croci in giro. Sappiamo benissimo che una donna rifiutata adesso è rifiutata per sempre).
Andiamo avanti.


4. QUANDO VIENE UN UOMO, QUANDO VIENE UNA DONNA

Eh già. Qui siamo su un terreno particolarmente difficile. Qui si parla non di differenze, ma di veri e propri antipodi, ma cosa dico antipodi, pianeti lontani, universi sconosciuti. Il succo del discorso è sintetizzabile in un concetto molto ma molto semplice, elaborato chissà da quale patologo del sesso (sicuramente una patologa): il concetto di eiaculazione precoce.
Ora: precoce per chi?
Avete mai sentito dire un uomo “Ah che sfiga, sto avendo un orgasmo, oh no come sono disperato”?!?
Neanch’io.
È evidente qui che l’idea di precocità è in tutto e per tutto determinata da una certa prospettiva, da un punto di vista ben definito, che a quanto pare sembra essere l’unità di misura di ogni rapporto sessuale, ovvero: quanto gode la donna.
La domanda giusta non è però: quanto gode la donna, ma: quando gode la donna?
La complessità del mondo femminile sembra essere tutta riassunta in quel momento rivelativo, lì nell’alcova, in quell’attimo che sembra non arrivare mai, laddove si rende definitivamente chiaro e incontestabile che non ci capiremo mai niente.
Primo, perché – e tutti i maschi uniti in qualche relazione duratura possono testimoniarlo – vige un po’ per tutte la regola del “Quel che mi ha fatto godere ieri, non è detto anzi è piuttosto improbabile che mi farà godere oggi”. È pazzesco quanta fame abbiano di essere continuamente sorprese, stupite, di quanto desiderio abbiano di vedere ribaltate le loro aspettative. Magari, sì, ognuna ha i suoi punti deboli, che come le stelle fisse rappresentano un po’ una sicurezza per il viaggiatore disorientato, nel senso che quando le reazioni di piacere cominciano a scarseggiare sul serio – e non sia mai! – ci si può rifugiare in un paio, forse tre cittadine del suo corpo che lei col tempo ci ha fatto preventivamente visitare.
Quel punto lì appena sotto la nuca, quella piega proprio subito sopra il suo sedere... insomma ogni donna ne ha qualcuna.
Però il fatto è che non puoi fermarti troppo lì senza uscire allo scoperto, senza esplorare tutto il continente, questo è ovvio. Allora provi un po’ di qua, un po’ di là, la baci sul ginocchio, in mezzo al seno, vai a tentoni. Il succo è che, è strano, ma una mossa che magari ieri ti ha fruttato un bel ooooh sincero di piacere con il quale hai dato “il La” a un’infuocata fusione dei corpi, oggi non desta nemmeno un piccolo sussulto, e forse anche lei si aspettava che qualcosa facesse, e invece niente, e allora via, ogni giorno cercare nuovi punti e, soprattutto, nuove situazioni, nuovi modi di prenderla.
In sintesi, una faticaccia.
Poi magari sei lì distratto ti sposti un attimo perché sei scomodo e tac, le viene un orgasmo da paura che dopo ti chiede anche come hai fatto, dove l’hai imparata quella mossa.
Nove ragazzi su dieci dicono “Era da un po’ che volevo provarla”.
Bugiardi fino all’osso.
La verità è che noialtri si sta lì a sgobbare un bel po’ ed è un casino, perché stiamo facendo l’amore con un essere umano che, nel frattempo, proprio nello stesso momento, sta pensando a se ha lasciata pulita la scrivania in ufficio, se per caso quella sua amica non ci stava provando con te quando ti ha chiesto di consigliarle il lettore mp3 da comprare, se tu stesso non intendessi dire qualcosa di particolare quando prima hai detto “Stai bene con quel vestito, ma, sai, ti preferisco senza”, oddio, forse il vestito fa schifo e non me ne accorgo?.
Mentre lei è lì con te e tu sei tutto preso e giù quasi sudato lei sta sperando che tu non le metta la mano sopra il fianco destro dove la smagliatura di grasso potrebbe essere percepibile al tatto; sta pensando a se mettere o no un po’ di dado nella salsa che ha sul fuoco, e si sta chiedendo se dovrebbe bere più acqua che ha sentito che con un paio di litri al giorno si bruciano i grassi senza far fatica.
Come si fa a far godere una persona in queste condizioni?
Non lo sa nessuno, questo è il problema.
Che goda l’uomo, invece, sembra essere qualcosa di scontato. Come se non ci fosse nemmeno il bisogno di lavorarci troppo dietro, anzi: è pericoloso stimolarlo troppo, che altrimenti diminuiamo ancora di più i suoi tempi.
Non sia mai.
Anche il concetto di durata, da chi cavolo credete che sia stato inventato? Da un maschio? Tsè.
Lui verrebbe quasi subito, ma non può. Lei viene, non viene, forse sta per, ci vuole ancora un po’, cambiamo posizione, prova a dirmi quelle cose un po’ sporche... insomma non si capisce niente. Siamo troppo diversi.



[continua...]

mercoledì

Differenze tra uomini e donne

Con la pia illusione di riuscire a barcamenarmi in qualche modo nell'angusto antro della psiche femminile, è praticamente da quando ho ricordi di saper leggere che leggo i giornali femminili: lo scopo sarebbe, passando al setaccio le varie poste del cuore e gli articoli su "come nascondere al vostro lui quei pericolosi cuscinetti adiposi", di ottenere dei preziosi granelli luccicanti di una qualche certezza. Cercare le coordinate di qualche aristotelica stella fissa. Ovviamente l'unico scopo che dopo 25 anni di studio matto e disperatissimo su queste testate sono riuscito a ottenere è quello che l'edicolante vicino casa è ormai sicuro della mia omosessualità, mentre quello che mi ero prefissato io viene sistematicamente mancato.
Detto questo.
Se prendi in mano una di queste riviste, dentro ci troverai molto spesso uno o più articoli che trattano di un tema sempre in auge, che col tempo è diventato un vero e proprio genere a sè, e cioè: "Differenze tra uomini e donne". Il tono generale degli articoli che trattano questi temi nelle riviste femminili è, più o meno, quello del
"Uomini e donne sono esseri diversi, che però, con una adeguata conoscenza reciproca, possono comprendersi e trovare un territorio comune dove riconoscersi e sperimentare un rapporto appagante".
Il concetto dovrebbe essere che solo per pigrizia e superficialità che le due distanze non si avvicinano, che i due non si capiscono. Che mettendosi solo un po' di buona lena, col tempo ce la si può fare eccome a comprendersi reciprocamente.

Eccoci qua, al punto.

Non dico tanta, ma almeno un po' di sincerità. Un briciolo. Quel tanto che basta per scrivere, senza troppe remore o patèmi:
"Uomini e donne sono esseri diversi che, anche con una adeguata conoscenza reciproca, anche dopo 50 anni di convivenza quotidiana non si capiranno mai, mai mai e poi mai.”

Di seguito, ecco una lista anche solo preliminare di tutte quelle che io reputo le VERE e sostanziali diferenze tra uomo e donna e che rendono non dico improbabile, ma proprio impossibile il loro comprendersi vicendevolmente:


1. LA CACCA

Le donne hanno una specie di rifiuto congenito verso le loro proprie derivazioni escrementizie, le rinnegano già proprio sul nascere, come se non appartenessero loro, come se non fossero state dentro il loro corpo fino a circa tre secondi prima. Devono considerare l’atto stesso della defecazione come una specie di parentesi dalla vita reale, una specie di film horror nel quale sono chiamate per qualche minuto ad essere protagoniste, prima di tornare alla realtà, previo passaggio di almeno un quarto d’ora attraverso mezzo purificatorio denominato bidet.
Questo, ovviamente, se non succede che arrivano lì e poi non esce niente, se nonostante le avvisaglie e i sentori, tutto lo sforzo non si produca che in un deludente falso allarme e una misera frustrante fuoriuscita di un ridicolo e triste spiffero d'aria.
Credo che qualcosa le spinga, quella volta su due in cui l'operazione va a buon fine, a livello istintivo, a scappare via dalla tazza del cesso inorridite, e solo con una grande calma e forza d’animo si trattengano lì per le necessarie operazioni di pulizia. Le quali, a riprova del loro senso di rifiuto,proprio come una una rimozione di tipo freudiano, avvengono in un modo piuttosto singolare: cioè avvolgendo la mano al quale è dato l’ignobile compito più o meno come gli egiziani avvolgevano i cadaveri dei loro faraoni per procedere alla imbalsamatura: girano intorno alle 4 dita sfortunate una, due, tre, quattro, cinque, sei, SETTE volte, praticamente per mettere tra mano e buco incriminato uno spessore cartaceo di almeno 5 centimetri.
Tutti quei servizi del tg in cui allarmavano la popolazione mondiale sulla deforestazione amazzonica, ecco, ora sapete qual è la causa.
Le donne usano spesso lamentarsi del fatto che gli uomini lascino, svogliati, sempre il rotolino vuoto della carta igienica senza cambiarlo. È vero. Non sanno però che il nostro è un atto di pura, deliberata e consapevole vendetta, per il fatto di ricordare benissimo i bei tempi in cui una confezione da 10 durava mesi, mentre ora è già tanto se si finisce la settimana senza dover scendere giù in pantofole alle 7 del venerdì sera a comprare la confezione da 4 (che poi non basterà neanche per la notte).
Gli uomini, loro, non dico che amino la propria cacca, certo è però che non c’è praticamente volta in cui non si soffermino qualche secondo a guardarla, lì giù nel fondo della tazza, un po’ sotto un po’ sopra della superficie dell’acqua, con un senso di stupore, curiosità. Gli uomini non hanno problemi di nessun tipo con la propria merda. Stanno lì perfino a contemplare la strisciata marrone sui tre foglietti di carta igienica che hanno strappato.
Ne bastano tre a passaggio, infatti. Molte donne stanno facendo delle strane facce, leggendo questo, ma è così. Fatevene una ragione.
Un mio amico ne usa uno solo, per dire.
Per gli uomini, anzi, il momento della cagata assume quasi delle proporzioni sacrali, all’interno della routine quotidiana dello stress, essendo l’unico momento in cui sono giustificati a chiudersi da qualche parte a leggere un libro o un giornale o il Playboy che hanno nascosto sotto il mobiletto dei detersivi (e che lei ha già trovato da un paio d’anni) (ovviamente non senza sprofondare nell’abisso dei vari Ma allora non gli piaccio più?, Forse non sono più così sexy per lui?, Sono così ingrassata, sì?). Il momento della cacca, più i bei tempi della singletudine diventano una terraferma che si rimpicciolisce allo sguardo, più diventa un’isola privata, un rifugio personale.
Per dire, conosco uomini che vanno tre volte al giorno, ma solo una di queste è quella vera.
Il problema è poi riprodurre il rumore, il flop, che si sa che le donne mentre girano il sugo riescono a sentire tutto, forse anche i nostri contorcimenti intesinali: roba che ti tocca ogni volta buttare un sapone giù e poi riprendertelo dal fondo. Che vita.
Diciamocelo una volta per tutte, poi: la quantità maggiore del nostro bagaglio culturale, di noi uomini intendo, deriva proprio dalle sante sedute che ci facciamo al cesso, che è il luogo che più consacriamo alla lettura e alla riflessione. Un buon 75 per cento delle nostre conoscenze storiche, geografiche, letterarie e d’attualità deriva proprio dalla grazia che ci è concessa di quel lasso di tempo di silenzio e pace.
Il restante 25 per cento, dai quiz in tv prima di cena, ovvio.
Basta vedere i tempi, per capire quanto è profonda la differenza tra uomini e donne: le donne stanno un minuto a farla (se la fanno) e un quarto d’ora a fare il bidet. Gli uomini mezz’ora a farla (e ne fanno, cavolo se ne fanno) e mezzo minuto a fare il bidet. Se lo fanno.
Siamo troppo diversi.
Poi.


2. LA MASTURBAZIONE

Problema annoso e quanto mai intricato. Anche qui, sono praticamente nulli gli studi dedicati al settore che dimostrino quanto radicalmente opposti siano i comportamenti dei due sessi. Rimediamo subito.
Va detta subito una cosa: noi siamo anni e anni e anni che ci smanettiamo. Avanti, su, non fate i superiori. È inutile che adesso guardiate il blog con sufficienza, con quella faccia che vuol dire “Sì, tu forse...”. E, se siete donne, è inutile che corriate di corsa di là e andiate vicino al vostro lui a chiedergli, con finta discrezione: “Senti, ho letto che...”. Anche perché lui vi dirà una cosa del tipo: “Ma no, cosa dici.........................................sì, beh, dài, solo quando non ci vediamo per molto tempo, nei casi di estrema nostalgia, e poi sempre comunque pensando a te...”.
Doppi bugiardi che non siamo altro.
Primo, perché non è vero, non lo è adesso e non lo sarà mai che un uomo impegnato smette del tutto di farsi seghe. Anzi, spesso, specie dopo un paio d’anni di relazione, è più probabile che se ne faccia più di quando aveva 13 anni e un arcipelago di brufoli sulla faccia. Secondo, perché non ha senso farsi una sega pensando alla propria compagna. Sarebbe come prendere ferie, fare le valigie e tutto e poi andare in vacanza in un hotel a due passi da casa. Bè, a meno che, credo, a meno che la vostra compagna non sia Angelina Jolie. Anche se credo che qualche volta anche il vecchio Brad si chiude nel cesso del suo camerino a chiave, alzando la musica a palla e mettendo sul pomello di fuori "Do not disturb".
È una premessa importante, questa, per capire come sia profondo il baratro che ci divide riguardo al problema antico della masturbazione. Perché, sì lo so, le donne, chi più chi meno, anche loro hanno avuto i loro approcci, anche loro si sono avvicinate – magari anche prima di noi, chi lo sa – al proprio sesso in cerca di scoprire che cosa celasse, ma – almeno questo è quello che mi hanno fatto credere quelle più sincere con cui ho parlato – mai e poi mai con la frequenza impressionante con cui lo facciamo noi uomini. Sì, per noi si parla di circa la media di una ogni due giorni da quando avevamo 13 anni, non so se sono sufficientemente chiaro. Perché, sì, a volte passano dieci giorni che non ci tocchiamo, che manco ci pensiamo, ma ricordiamo tutti sicuramente quegli strani periodi in cui infilavamo filotti di tre al giorno: quindi, credo che la media di una ogni due giorni possa essere plausibile per la maggior parte di noi.
Che bello sputtanarsi così allegramente in pubblico.
Comunque, a fare un conto anche approssimativo, quindici anni di seghe circa per 190 giorni l’anno...sono quasi tremila seghe. Bè, dài, pensavo di più.
Facciamo quattromila e che non se ne parli più.
Che poi non ho mai sopportato i maschi che non ammettono di farsi le seghe. Gli deve sembrare di cadere come in basso, di dichiarare la propria sconfitta. Sempre con questa mania della competizione. Il tipo peggiore di essere umano maschio, si sa, è quello che sotto la doccia con gli altri dice, con aria superiore: “Sega? Io no...io non mi sono mai fatto una sega....so neanche come si fa, io”.
Ecco, da un tale tipo di essere umano potreste aspettarvi di tutto, anche i crimini più efferati. Scappate subito se lo incontrate. Denunciatelo alla polizia.
Comunque, si diceva. Sì, che sono anni e anni e anni che prendiamo in mano il nostro martelletto, che ci lustriamo il peperone, che ci strozziamo il nano. Una dura esperienza maturata sul campo, con prove difficili e con tecniche affinate negli anni fino a raggiungere livelli di perfezione impeccabili. Cronometro alla mano, un ragazzo di corporatura sana sui 25/30 anni opportunamente stimolato può arrivare al dunque anche in 15-20 secondi netti. Ebbene sì. Anche qui sarebbe da aprire un capitoletto a parte, un bel paragrafo su quelli che sono i tempi diversi nel sesso tra uomini e donne, ma per tutto ciò vi rimando a uno dei punti successivi.
Ora, la donna come fa a competere con tutta l’esperienza accumulata sul campo? Come fa a dare un piacere anche solo simile a quello che il maschio sa procurarsi da solo? Infatti non può. Però, lei, è inutile, si ostina. Insiste. Deve dargli piacere. Diventa una specie di missione, fare piazza pulita di tutto ciò che è passato prima di lei, lei deve essere il punto di non ritorno, il momento da cui non esisteranno più altre donne, non esisteranno più seghe o toccatine furtive mentre passa la pubblicità dei reggiseni. Non esisterà più anche solo desiderare qualcos’altro. Lei sarà ciò che porrà fine una volta per sempre all’oscuro periodo della giovinezza farfallona e degli strascichi masturbatori dell’adolescenza.
Illuse.
Nessuno vi chiede di darci più piacere, con una mano, di quello che ci diamo noi da soli. Non è per una rinuncia a priori, semplicemente è evidente che è impossibile. Infatti il bello, tutto il bello dell’avere una mano altrui sul proprio pisello, diciamolo, è proprio in quel contatto, in quel brivido che scorre su tutta la zona addominale, e il freddo dei polpastrelli sul caldo della pelle morbida del prepuzio (le mani delle donne sono sempre fredde: perché?).
Ma è inutile: loro non si rassegnano. Si intestardiscono, perché anche se noi abbozziamo dei fintissimi ooooh di eccitazione, loro, che sono sensibili un milione di volte più di noi, lo capiscono benissimo che ancora non ci siamo, che non stiamo provando quel tipo di piacere. E allora giù, ancora più forte, ignorando il più delle volte uno dei Principi Fondamentali della Masturbazione e del Sesso in Generale, quello per cui Madre Natura ha fatto sì che l’organo sessuale femminile producesse, durante l’atto, quel liquido dall’odore inconfondibile che, contro ogni logica dell’olfatto, a noi maschi tanto piace. Parlo ovviamente della lubrificazione. Che valga un po’ per tutte le donne:

Sfregare su e giù il pisello per un quarto d’ora senza bagnarlo in nessun modo FA MALE.

Fa molto male. Perché la pelle secca tende ad attaccarsi e fare su e giù diventa un po’ come toglierci e metterci dello scotch da pacchi...insomma non sto a spiegarvi. Sappiate solo che fa male.
Se proprio volete insistere, insomma, bagnatevi le dita. Bagnate lui. O entrambi, come volete. Basta che bagnate.
Beh, magari ocme premessa a questo discorso ci stava anche un bel: "può essere che sia stato così sfigato da averle beccate tutte io".
Comunque, arrivati a questo punto, eccoci di fronte al nodo cruciale della differenza tra uomini e donne per quel che riguarda la masturbazione. Il fatto è che, è logico, non si può pensare di dare lo stesso tipo di piacere che l’altro è bravissimo a procurarsi da solo. Vale sia per gli uomini che per le donne. La differenza sta in un fatto molto semplice. Gli uomini manco se ne accorgono, pensano di essere dei bravissimi “toccatori” perché interpretano i vari ooooh che sentono uscire dalla bocca di lei come dei “Sì che bravo, tu sì che mi fai godere come nessuno prima mai!”, e poi vanno al dunque, considerando anche questa, come tutte le fasi che non siano mera penetrazione pisello/vagina dei preliminari obbligatori, dei passaggi obbligati che, a quanto pare, tocca attraversare, ma dei quali faremmo quasi tutti volentieri a meno.
Le donne no.
Loro, che, come dicevo, sanno bene che cosa significano quegli oooh (“Sì ok mi stai toccando il pisello ma non siamo neanche lontanamente prossimi al piacere che potrei provare io da solo”), e la prendono male. Eh già. Piccolo colpo al loro orgoglio. E seguono alcune fasi ben distinte di reazione:
1) Fase “sbattere la testa sul muro”: la fase, la abbiamo già vista, in cui insistono. Quella in cui trasformano il povero nanetto in un peperoncino tutto rosso sul quale si divertono a staccare e riattaccare scotch da pacchi (sempre più violentemente).
2) Fase interrogativa: la fase in cui ti chiedono. Si sono accorte che così magari non funziona, e allora, sempre più illuse, investigano con discrezione su come lui vorrebbe essere toccato, per provare più piacere. Con delicatezza e gentilezza quasi commoventi, prendono la mano di lui per fare loro vedere un esempio pratico, su come dovrebbero fare. Lui, molto pazientemente, acconsente, ben conscio dentro di sè che questo sarà solo un vano tentativo, e, che è anche peggio, un ulteriore ritardo sul suo personale tabellino di marcia. È anche un po’ spaventato sulle sorti del suo piccolo amico, già in evidente stato di rossore molesto. Poi, quando ormai risulta del tutto evidente che non ce n’è, che non se ne cava un briciolo di piacere, passano alla terza e ultima fase, quella più micidiale,
3) La fase in cui si chiedono. Si chiedono di chi è la colpa. Dove è stato l’errore. Ovviamente, il pensiero che ci sia una insufficienza di conoscenze da parte loro, una normale e indiscutibile mancanza di base che nessuno di noi si sognerebbe neanche di chiamare “colpa”, le sfiora solo per qualche frazione di secondo. Altri pensieri ben più intricati soppiantano questo, che ha il difetto di essere troppo semplice: ma no, si dicono, è colpa sua, è lui che non si lascia andare, è lui che non mi permette di dargli piacere, è lui che non si apre del tutto con me. È lui che si barrica dietro una cortina di durezza e orgoglio, per non abbandonarsi del tutto facendo così scoprire i suoi punti deboli.
E stronzate del genere.
Siamo troppo diversi.
Poi c’è anche da dire che la masturbazione reciproca, essendo per sua dinamica stessa un atto in cui uno viene dall’altro, in cui sono in gioco i concetti di attività e passività, mentre per l’uomo – che, possiamo menarcela quanto vogliamo, è pur sempre colui che ha un ruolo attivo in queste cose – è abbastanza normale, in qualche modo richiesto; per la donna, che invece si trova più a suo agio nella passività, è più un optional, una specie di regalo da parte sua, una concessione che ti fa.
Certo, può anche essere che sia stato così sfigato da averle beccate tutte io.
Comunque, il fatto che gli indici di gradimento difficilmente vadano alle stelle con una sega da parte della donna, molte di loro hanno la tendenza a fare un pensiero del genere: “Ecco, ti faccio questo regalo, e questo è il tuo modo di ringraziarmi”.
Più o meno, insomma, che è di nuovo colpa sua. Sua di lui.
Credo tutto ciò dipenda in modo diretto da un tipo di comportamento strano che hanno le donne nei confronti di reazioni di, come dire, respinta da parte degli uomini.
Voglio dire: quelle (rare) volte in cui una donna mette a completa disposizione le sue grazie a un maschio libero il quale, per motivi che possono essere i più vari, la rifiuta. Quando lei gliela darebbe anche, ma lui non ne vuole sapere, per capirci.
E qui passiamo a un altro punto dolente.

[to be continued]